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  DALLA CAVALCATA SARDA AI CANDELIERI.

DALLA CAVALCATA SARDA AI CANDELIERI.
Svaniti anche gli echi della Cavalcata sarda, seguita anche quest'anno con entusiamo e passione da una grande folla, la cittā si sta giā preparando alla Festa dei candelieri. Il motore, costituito dall'Intergremio, si č messo puntualmente in moto. Come sempre c'č la consapevolezza che si tratta della festa pių importante della cittā, l'appuntamento sul quale convergono memoria e affetti, legami e tradizioni secolari. Tutta la cittā si sente chiamata in una sorta di riattualizzazione storica, dove l'evocazione personale e insieme comunitaria diviene vissuto emotivo, sino a creare una diffusa e profonda geografia dei sentimenti, non soltanto di vaghi e superficiali ricordi.

Mi auguro fortemente -terminate ormai anche le polemiche-, che siano proprio questi sentimenti a prevalere, sentimenti che per ogni sassarese costituiscono in fondo il vero tessuto umano e sociale della cittā. In questa ottica č sicuramente possibile superare le solite conflittualitā di tipo politico e soprattutto quelle sul versante folcloristico, relativamente alla partecipazione dei gremi -quest'anno saranno dieci- alla discesa dei candelieri. Per la prima volta saranno dunque in dieci a rendere grande, nella concordia, la Faraddha, e, se possibile, una Faraddha ancora pių emozionante.

Quello che conta č il clima, in fondo. Un clima che deve essere quello proprio della cittā, necessariamente fedele alla tradizione, dunque ai suoi gesti rituali, ai suoi suoni, ai suoi colori speciali; un clima che nasce e si diffonde grazie a una intensa e convinta partecipazione, allo spirito che ogni sassarese vive profondamente, lo vive da generazioni, comunitariamente, seguendo lungo il Corso e sino a Santa Maria la Discesa dei Candelieri.

Mi piace qui ricordare una canzone cantata dalla Corale Cānepa di Sassari che evoca e fa rivivere questo profondo, quanto remoto, spirito comunitario. Si tratta della canzone Festha manna, di Antonio Strinna e Antonio Costa, gli stessi autori che hanno composto "Badde lontana". Festha manna č sta scritta nel 1996 ed eseguita per la prima volta, lo stesso anno, alla Festa dei candelieri, a Palazzo Ducale, con dedica specifica alla cittā da parte degli autori. Il brano inizia cosė:

E' isciddendi li sonni luntani
lu tamburu drentu l'ammenti,
so arrugliendi li cori e li mani
li sassaresi tutti cuntenti...

Li pulthadori so tutti girendi
e ri pizzinni so puru brinchendi.

Li candareri lu zeru tucchendi
so cumenti l'innamuraddi,
tutti lizzeri abā so farendi
da la jenti incurunaddi.

E lu Sindagu s'č appinsendi...
E lu Sindagu s'č appinsendi...

E abā la Faraddha ripira manna
e li vetti a lu ventu di l'alligria:
l'ari so di la vidda, di la puisėa,
l'ari sempri firizi di la mč ziddai.

Pari un viaggi pribu di pinsamenti,
l'occi so tutti pieni di sintimenti
e puru l'aria č tirintina
candu li piffaru sona dall'anima,
sona di bonumori.

Canti pizzinni cumente pizzoni
so tucchendi lu Paradisu.
Pari giugghendi umpari a li fori
chistha Festha cu lu surrisu.

E cu l'agniru di l'emozioni
chistha piazza ha dugna curori.
Li sassaresi vi so tutti canti,
finza chissi pių luntani,
cuntinentari vi sō dugna palti,
vi so puru li brasiliani.

E lu Sindagu s'č trimurendi...
E lu Sindagu s'č trimurendi...


 
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