Una donna ritorna nella valle di San Lorenzo (Osilo) in occasione della festa, il 10 di agosto. E qui ricorda -potrebbe forse non ricordarlo?- che la valle le ha ucciso il figlio di pochi mesi, schiacciato nella culla da un masso precipitato dal monte.
Sono trascorsi vent'anni, ma per la madre è come fosse accaduto il giorno prima. Anzi, la morte del figlio -nella sua mente, nel suo cuore-, si ripete anche quel giorno, durante la festa. Ancora una volta un masso gigantesco rotola giù dal monte sino a raggiungere la valle, sfonda il tetto del mulino e uccide il bimbo mentre dorme nella culla. Così, dentro di lei, l'allegria e il dolore, la fede e la disperazione, si oppongono in un continuo conflitto. Deo so gherrende intro a mie, grida infatti la donna.
Rivede la valle, nella sua mente travagliata, percorsa da un tremito di morte. E nuovamente accorre, lasciando i panni da lavare nel vicino torrente; accorre come sospesa nel buio e nel terrore, nel tentativo di salvare la sua preziosa creatura.
Impossibile ritrovarla, ha lasciato il mondo senza un addio, la sua creatura, prima di averne gustato il sapore. Alla madre annientata non rimane che il pianto disperato e solo; smarrita fra le rovine della vita, inginocchiata sul suo stesso tormento, urla incredula: valle maledetta, valle assassina! E neppure può chiedersi se quella roccia sia sfuggita all'armonia della valle o a Dio stesso.
Ma proprio quando il buio sembra prendere il sopravvento, una luce si accende improvvisamente dentro di lei, sprigiona un lieve calore e una voce che le suggerisce di affidarsi a San Lorenzo, di affidargli il suo dolore: Fàghemi isperare umpare a tie.
BADDE LONTANA
Sutta su chelu de fizu meu
como si cantat finza tres dies:
Badde lontana, badde Larentu
solu deo piango pensende a tie.
Mortu mi l'hasa chena piedade
cun d'una rocca furada a Deu:
Badde lontana, badde Larentu
comente fatto a ti perdonare?
Zente allegra e bella festa,
poetes in donzi domo.
Cherzo cantare, cherzo pregare
ma non m'ascurtada su coro meu.
Dami sa manu, Santu Larentu,
deo so gherrende intro a mie.
Dami sa manu, mi so perdende,
fàghemi isperare umpare a tie.
Il fatto è storicamente accaduto -era il 21 marzo 1957-, quando lungo la valle l'attività dei mugnai era ormai in declino. Nella prima metà del '900, infatti, San Lorenzo contava una trentina di mulini idraulici e due gualcherie. Negli anni '50 solo pochi erano ancora attivi. Anche i miei nonni e i miei genitori erano mugnai. E io non potevo che nascere nel loro mulino, come è stato.
Ma che cosa ci vuole dire, in definitiva, questa canzone? Pietro Pisano -morto nella culla, sepolto da una roccia- è ancora vivo e ancora continuerà a vivere. Una canzone, che diviene memoria, certe volte è capace anche di questi prodigi.
L'interpretazione degli Humaniora si differenzia dalle altre per due motivi: il canto è affidato a una voce maschile che si intreccia con una femminile e il testo ha una strofa in più, metricamente uguale alla terza. Eccola:
Notte de lughe, misteriu in coro,
faghe fuire donzi dolore.
Baso s'istella, prenda de chelu,
lughente anima de fizu meu.
Testo: Antonio Strinna
Musica: Antonio Costa
Anno di composizione: 1972
Primo interprete: I Bertas
Innumerevoli le esecuzioni di Badde lontana in Italia e all'estero (dal Giappone alla Spagna, sino al Brasile e al Canada) e anche gli interpreti: I Bertas, Humaniora, Studium Canticum, Corale Luigi Cànepa, Piero Marras, Cantores Mundi, Coro Barbagia, Franca Pinna, Corale Gioacchino Rossini Sassari, I Falò, Coro Cristallo Roma, Tony De Rosas, Corale Vivaldi Sassari, Collegium Kalaritanum, Coro Lorenzo Perosi Olbia, Sergio Cammariere, Corale Orolache e tanti altri.
Badde lontana è stata utilizzata anche come colonna sonora, nel cortometraggio: "Andavamo a piedi nudi", regìa di Lucia Argiolas, Produzione Sardegna/Olanda, 1999.
Nella foto: chiesa di San Lorenzo.
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