Ancora non è una rivolta vera e propria, ma sul futuro parco letterario nella vallata di «Padre Padrone» c'è già aria di scontro. Mercoledì la Giunta regionale ha congelato Baddevrustana: ha sospeso le procedure di valutazione di impatto ambientale richieste dalla Inerco per aprire una cava nella valle raccontata da Gavino Ledda nel romanzo che ha reso Siligo nota in tutto il mondo, e ha dato il via all'iter burocratico che dichiarerà l'area «luogo di notevole interesse pubblico» e la trasformerà in un parco letterario. Una svolta che ha messo in allarme i proprietari dei terreni su cui ricadrebbe il parco. Per rendersi conto di quanto la corda sia tesa, basta fare due passi a Baddevrustana con Gavino Ledda. A metà mattinata un fuoristrada divora il tratturo che divide in due la valle di Padre Padrone e punta dritto sull'auto con dentro Gavino che si allontana dai luoghi della propria memoria. La potente macchina inchioda a dieci centimetri di distanza da quella dello scrittore di Siligo, sollevando nuvole di polvere e polemiche. Un uomo si sporge dal finestrino, fissa negli occhi Gavino Ledda e sentenzia: «Qui è casa mia». È Gianmario Fadda, uno dei proprietari dei poderi di Baddevrustana. Decenni fa suo padre era arrivato da Arzana. Quei poderi li aveva comprati proprio dalla famiglia Ledda. Ora Gianmario e i fratelli si sentono quasi espropriati dall'avvento di un parco difficile da capire.
Sono decine come lui, arrabbiati e preoccupati sul futuro dei loro possedimenti, delle loro greggi e delle loro famiglie. Per tutti la notizia che i propri terreni ricadranno in un parco letterario finendo sotto una campana di vetro, politica e buoni propositi, è arrivata come un pugno allo stomaco: «Noi che fine facciamo?» si chiede Gianmario. «Non siamo contrari al parco letterario purché noi non restiamo con un pugno di mosche. Da queste terre ci campiamo». Poi si rivolge a Ledda: «Gavino, tu dovevi parlarne con noi di questa cosa. Si può fare, ma bisogna farla in modo diverso, bisogna farla parlandone con noi». E Gavino si scusa, dice che non è colpa sua, «io non ce l'ho contro nessuno e non voglio danneggiare nessuno». Spiega che lui sta solo cercando di salvare Baddevrustana dalle cave, dagli sfruttatori, dalla devastazione ambientale. Già, le cave. Qui a Siligo i proprietari terrieri della valle che ha fatto da sfondo al romanzo "Padre Padrone" sono stati accusati di avere svenduto Baddevrustana alle grandi società di estrazioni, decise a svuotare le montagne per portar via sabbia e silicee. Accuse che Gianmario Fadda rispedisce al mittente:«Io facevo il pastore, faccio il pastore e voglio continuare a farlo», precisa. «Non sono andato io a cercare gli industriali. Loro sono venuti da me e mi hanno fatto una proposta. Una proposta che chi lavora in campagna facendo i salti mortali per andare avanti, non poteva rifiutare». E comunque alla fine lui i terreni non li ha venduti: «Avevano diciotto mesi per avviare le cave, non lo hanno fatto e il terreno è tornato a me». A portare le grandi società di estrazione a Siligo è stato, dieci anni fa, un piano urbanistico comunale che ha trasformato Baddevrustana in zona mineraria, accendendo le speranze di chi, con quei terreni, tirava a campare e inaugurando la corsa alle concessioni. Poi due anni fa è arrivato un esposto alla Procura, firmato da Gavino Ledda contro le cave. Due mesi dopo una fucilata contro il portone di casa dello scrittore inaugurava una stagione di tensioni che ora, la nascita dall'alto del parco letterario rischia di rinfocolare.
VINCENZO GAROFALO
(Unioneonline)
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