Banari Una visita alla mostra «Identità e differenze del ’900», in corso sino al 30 settembre al museo della Fondazione Logudoro Mejlogu, vale quanto e forse più di una lezione universitaria sulla storia dell’arte del «Secolo breve». Anzi, meriterebbe che professori e studenti degli atenei sardi (ma anche dei licei) facessero un salto per godere dell’ultima chicca del museo di Banari. La nuova, straordinaria proposta dell’istituzione creata da Giuseppe Carta, pittore e mecenate, ha l’ambizioso obiettivo di raccontare l’arte del Novecento attraverso centosedici opere. A parte qualche eccezione, tutte le correnti artistiche che hanno attraversato il secolo sono rappresentate, e attraverso i massimi protagonisti. Con un’opera ciascuno, magari non pari per importanza alle collezioni dei grandi musei, ma ugualmente rappresentative, spesso raffigurate in manuali di storia dell’arte. Le opere esposte a Banari provengono da un’unica, prestigiosa collezione, quella della Fondazione Ca’ La Ghironda di Zola Predosa, piccolo comune alle porte di Bologna.
Presidente della fondazione, e in realtà proprietario di tutte le opere in mostra, è un medico che ha per nome Francesco Martani, uno dei maggiori collezionisti italiani. Cinquant’anni fa fa, per passione, ha cominciato ad acquistare quadri che ancora non avevano raggiunto quotazioni vertiginose. E così, passo dopo passo, di opere oggi ne ha circa seimila, tante e tali per valore e bellezza da fare invidia a un museo pubblico anche blasonato.
Ma com’è che questo colto e ricco signore emiliano è finito a Banari? Tutto nasce dall’amicizia di Martani con il padre del museo d’arte contemporanea del paesino del Mejlogu, appunto Giuseppe Carta. Del pittore delle nature morte (non chiamatelo iperrealista, vi guarderà con meno simpatia), abile quanto un pittore fiammingo del Seicento, infatti il medico è collezionista da oltre vent’anni. E non manca mai alle inaugurazioni degli eventi che, da un lustro a questa parte, il museo di Banari propone ogni inizio d’estate, dalla bellissima mostra su Enrico Bay alla retrospettiva di Salvatore Fiume lo scorso anno.
Rispetto alle precedenti esposizioni, quella in corso rappresenta comunque un grande salto di qualità. E non solo perché offre una carrellata del Novecento artistico che va da Picasso al primo Cattelan, ma perchè ha coinciso con l’apertura al pubblico della nuova ala del museo d’arte contemporanea di Banari, anzi del museo vero e proprio, dato che sinora le mostre venivano ospitate nella casa dell’artista, un palazzotto ottocentesco che Carta ha acquistato e ristrutturato una decina d’anni fa e poi destinato ad accogliere stabilmente opere di artisti sardi (circa quattrocento). Nel vasto terreno attorno alla casa la Fondazione Logudoro Mejlogu ha realizzato un’area espositiva di oltre cinquecento metri quadri. Il piccolo miracolo, come spiega Giuseppe Carta, è che tutto accade senza contributi pubblici, anzi nel pubblico disinteresse. La fondazione infatti gode unicamente di donazioni da parte di privati e del comune di Banari per l’allestimento delle mostre.
Ma torniamo a «Identità e differenze del ’900». Il curatore Claudio Cerritelli ha dato all’esposizione un ordine cronologico, ma ha anche cercato di presentare gli artisti per correnti o per generi. Ed è con «Il treno», un dipinto del 1926 del futurista Fortunato Depero, che apre la mostra (e il bel catalogo che l’a ccompagna) per concludere con opere di Christo, Basquiat e Keith Haring. Impossibile citare tutti gli artisti, ma spiccano un piccolo dipinto di Chagall, un altro di notevoli dimensioni di Francis Bacon, un olio dell’ultimo Picasso, un acquerello di Mirò. Futurismo, Surrealismo, Informale, Pop Art, Transavanguardia, e via di seguito. Il Novecento insomma c’è proprio tutto. Per vederlo basta andare a Banari.
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