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DIMISSIONI: COMUNE VERSO IL COMMISSARIAMENTO
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La resa arriva all'ora di pranzo, nell'azienda agricola di Campomela, residenza privata dell'assessore alle Politiche sociali, Cecilia Sechi. Gianfranco Ganau, sindaco di Sassari dal maggio 2005 comunica alla sua Giunta che il dado è tratto: conti alla mano non ha una maggioranza in Consiglio, si dimette.
(L'Unione Sarda del 7 giugno 2008)
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Ganau si sente tradito da una fetta della sua maggioranza: improbabile che possa scendere a compromessi con chi due giorni fa gli ha voltato le spalle. In campo per cercare di risolvere la crisi sono già scesi i carri armati del Pd sardo, Renato Soru, in testa.
La resa arriva all'ora di pranzo, nell'azienda agricola di Campomela, residenza privata dell'assessore alle Politiche sociali, Cecilia Sechi. Gianfranco Ganau, sindaco di Sassari dal maggio 2005 comunica alla sua Giunta che il dado è tratto: conti alla mano non ha una maggioranza in Consiglio, si dimette.
La lettera di dimissioni la presenterà ufficialmente lunedì mattina: prima non è possibile, visto che l'ufficio protocollo di Palazzo Ducale chiude alle 13 del venerdì e riapre alle 9 del lunedì. Dal 9 giugno Ganau avrà venti giorni di tempo per tornare sui suoi passi e ritornare in sella.
Ma gli uomini a lui più vicini non ci scommettono un centesimo: il primo cittadino sassarese gode di fama irreprensibile e difficilmente riusciranno a fargli cambiare idea. Si sente tradito da una fetta della sua maggioranza ed è improbabile che possa scendere a compromessi con chi due giorni fa gli ha voltato le spalle. In campo per cercare di risolvere la crisi sono già scesi i carri armati del Pd sardo, con il presidente della Regione, Renato Soru, in testa. C'è da difendere la roccaforte del centrosinistra in Sardegna (alle elezioni politiche il Sassarese ha confermato la fiducia al Pd), ma le trattative sono molto complicate.
A Sassari il Pd è senza guida e i consiglieri ribelli, quelli che hanno abbandonato il sindaco, non rispondono a nessun partito. Sono quattro i cecchini che hanno costretto Ganau alla resa: i due ex Udeur Manfredi Cao e Marcello Orrù, e i due eversivi della Margherita, Antonello Sassu e Marco Bisail. La rottura definitiva si è consumata in due tappe, anche se le radici partono da lontano.
La prima mossa dei ribelli arriva mercoledì sera, quando durante un vertice della maggioranza convocata per smussare gli spigoli del Puc, i quattro sbattono in faccia al sindaco un no secco alle sue richieste di ritirare gli emendamenti. Il giorno dopo, la seduta del Consiglio comunale diventa il teatro perfetto per inscenare l'attacco finale contro Ganau: complici altre assenze casuali fra i banchi della maggioranza, i quattro dissidenti lasciano l'aula e fanno mancare il numero legale per discutere e approvare il Rendiconto 2007.
Il sindaco non incassa, e alla seconda chiamata è lui a marcare visita. Segue una riunione della Giunta in cui Gianfranco Ganau annuncia la decisione di volersi dimettere. Gli assessori mediano con tutta la loro forza e riescono a strappare una nottata di riflessione al primo cittadino. Ieri l'epilogo. Ganau non fa nemmeno capolino a Palazzo Ducale, e mentre i consiglieri fedeli cercano disperatamente i numeri por stilare un documento di fiducia al sindaco, Ganau chiama a raccolta il suo Esecutivo.
La sede è già un esilio: l'azienda agricola della famiglia dell'assessore alle Politiche sociali, Cecilia Sechi, a Campomela, nel comune di Muros. Dalle 11 alle 14 e 30 il sindaco parla con gli assessori e comunica la ritirata. Intanto i consiglieri, a Palazzo Ducale devono issare bandiera bianca: per rinnovare la fiducia alla giunta raccolgono solo 19 firme. Non c'è maggioranza, e adesso non c'è nemmeno il sindaco.
VINCENZO GAROFALO
L'Unione Sarda del 7 giugno 2008 |
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