SASSARI. Un balzello iniquo per chi opera nel sociale e nel volontariato. Assurdo per le parrocchie, che nei loro oratori catturano centinaia di ragazzini che altrimenti finirebbero per strada. Secondo la minoranza di centrodestra in consiglio comunale, la Tia (Tariffa igiene ambientale) non deve gravare sulle tasche di quanti coprono le lacune del servizio pubblico. Il problema è legato al sistema di calcolo.
L’importo della sostituta della Tarsu si misura in metri quadri: i campi di calcetto o di basket di un’associazione, il centro d’aggregazione di una parrocchia si traducono in un discreto capitale, che si aggira tra i 44 e 60mila euro, 2000 per ciascuno. Soldi che la maggior parte delle chiese o associazioni non può permettersi di pagare, perchè le risorse non sono sufficienti. Secondo il Comune, che ha avviato una massiccia lotta all’evasione, sono morosi. Secondo gli esponenti dell’opposizione, «sono invece persone da ringraziare ogni giorno - dice Giancarlo Carta (An) - per la preziosa funzione che svolgono».
Ecco la proposta che sarà illustrata alla commissione Finanze: un emendamento al regolamento approvato da Palazzo Ducale il 23 gennaio scorso, che preveda l’esclusione dai pagamenti delle 22 parrocchie non solo per la parte destinata al culto ma anche le pertinenze (come oratori e spazi all’aperto) utilizzati per attività sociale, e di tutte le associazioni no-profit onlus impegnate nel volontariato, nell’assistenza agli anziani e portatori di handicap. Secondo Sandro Profili (Fi) si tratta «di un atto doveroso». Tore Chessa (Udeur), unico esponente della maggioranzanza presente all’incontro, ha detto che però «bisogna evitare di gravare ulteriormente sui cittadini». Secondo Piero Frau (Rinascita sassarese) «per coprire la quota si potrebbe utilizzare una parte dei 319mila euro incassati dalla società che gestisce l’appalto rifiuti, sanzionata più volte». Il sindaco Gianfranco Ganau raffredda l’entusiasmo. «Non è così semplice, abbiamo un bilancio strettissimo. E in sede di approvazione del regolamento, tra un paio di mesi, potremo ragionarci su». (si. sa.)
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