SASSARI. Il bonus arriverà, forse, alla fine dell’anno. Un contributo per pagare la retta del nido, destinato alle famiglie escluse dalla graduatoria stilata dal Comune, dopo il mancato rinnovo della convenzione da parte di sei asili privati. Solo due strutture hanno accettato di mantenere l’accordo con Palazzo Ducale: le altre hanno chiuso la porta a nuovi ingressi dopo essersi sentite rispondere picche alla richiesta di un aumento di circa 40-50 euro per bambino. Secondo l’assessore Tetta Duce, un ritocco delle rette comporterebbe l’obbligo di aprire un nuovo bando. Secondo le educatrici, è invece possibile intervenire senza grossi stravolgimenti, in attesa dell’entrata in vigore del regolamento regionale che cambia le carte in tavola in materia di assistenza all’infanzia.
Il quadro è piuttosto complesso. Soprattutto perchè l’intervento della Regione (con il regolamento di attuazione della legge 23 del 2005), ha ingarbugliato ulteriormente la situazione. Di fatto la normativa mette sulla graticola tutte le strutture private che operano in città. Dei 35 asili nido, nessuno è classificato come tale: alla Camera di commercio sono iscritti come baby parking, cioè come strutture prive di una regolamentazione specifica. Nonostante questo, da anni l’amministrazione fa convergere in 8 nidi privati i bambini che in base al reddito familiare hanno diritto a un contributo da parte del Comune, ma che non trovano posto nei 5 asili pubblici. Le strutture convenzionate sono Paperopoli, Mary Poppins, l’Aquilone, il Girotondo, Gulliver, Mongolfiera, il Cucciolo e il Paese dei balocchi. Quest’anno, solo le ultime due hanno rinnovato la convenzione. Per ogni bambino riceveranno 224 euro al mese dal Comune: la stessa cifra che percepiscono dal 2001.
Gli altri asili privati hanno detto no per due ordini di ragioni strettamente collegate. Da una parte ci sono le motivazioni economiche legate alla situazione attuale: «Senza l’adeguamento delle rette - dice Graziella Cocuzza di Paperopoli - non siamo più in grado di sostenere le spese. L’abbiamo fatto presente più volte all’assessore competente, ma sinora abbiamo ottenuto in risposta giustificazioni poco convincenti. L’amministrazione si rifiuta persino di tenere conto dell’aumento del costo della vita. Nei nostri confronti c’è stata una totale chiusura, nonostante non poco tempo fa lo stesso assessore Duce si sia vantata pubblicamente di essere riuscita, grazie a noi, a fare lievitare la quota di bambini sostenuti dal contributo comunale. È paradossale, se si pensa che le strutture pubbliche percepiscono mediamente 600 euro per ogni iscritto. Noi - aggiunge Graziella Cocuzza - ci siamo limitati a chiedere la parificazione della retta a quella pagata dai privati: un importo che oscilla tra i 270 e i 300 euro».
L’altra motivazione del no al Comune nasce in previsione del terremoto che sta per investire il settore dell’assistenza per la prima infanzia. «La commissione regionale competente - spiega Alessandra Madau, responsabile di Mary Poppins - è impegnata a discutere il nuovo regolamento. La normativa prevede criteri strutturali e organizzativi molto rigidi, che impongono a noi privati costi gestionali insostenibili a fronte di rette così basse. I nostri asili, che hanno una superficie media di circa 200 metri quadri, attualmente non rispondono a molti requisiti: la legge prevede per esempio 6,5 metri quadri a bambino e vari locali destinati alle figure professionali, come il pediatra e la psicologa, delle quali le strutture dovranno dotarsi per essere in regola. Per non chiudere bottega - aggiunge Alessandra -, oltre a indebitarci sino al collo per adeguare gli attuali spazi, saremo costretti ad accogliere un numero inferiore di bambini. Dunque l’aumento delle rette è inevitabile». Ma un lifting radicale, oltre che costi elevati, comporta anche tempi lunghi. Per questo gli asili privati chiedono che all’approvazione del regolamento segua una fase di transizione di almeno due anni. Ma il Comune ha già fatto intendere di non poter intercedere: nonostante collaborino da anni con l’amministrazione (fatto altamente dimostrabile), di fatto i privati sono privi dei requisiti, perchè all’avvio della convenzione una normativa non esisteva. «Per questo, quando entrerà in vigore il regolamento - dice Stefania Onida di Paperopoli - noi saremo classificati come “nuove strutture”, dunque non avremo neppure un giorno di tempo per metterci in regola. Ma se c’è qualcuno che sinora ha operato senza rispettare le regole, di certo non siamo stati noi».
Sulla questione del bonus, annunciato dall’assessore Duce in consiglio comunale (in risposta a un’interrogazione presentata dai consiglieri Giancarlo Carta e Pietro Frau), le coordinatrici sottolineano che non si può indugiare oltre. «Il contributo va immediatamente erogato alle famiglie inserite in graduatoria - dice Graziella Cocuzza -: non ha senso aspettare la fine dell’anno, i bambini hanno già iniziato a frequentare gli asili. L’amministrazione dovrebbe rendersi conto che le sue scelte getteranno nella disperazione tantissime famiglie, che non possono permettersi di sostenere costi divenuti troppo alti».
Silvia Sanna Da La Nuova Sardegna del 13 settembre 2007 |